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Per me il modello teorico più adatto a descrivere le Galassie a grande scala è quello proposto da Avishai Dekel (della Hebrew Univ. Di Gerusalemme), per il quale vi sarebbero filamenti di galassie che contengono il 99% della massa di uno spazio per il resto quasi vuoto. La teoria di Dekel è eretica rispetto a quella dominante ad attualmente accettata del clustering gerarchico. Dekel ha dimostrato la sua teoria con simulazioni al Supercomputer Mare Nostrum di Barcellona, ma soprattutto a me sembra in grado di conciliarsi bene con l’idea del Big Bang, secondo la quale l’Universo sarebbe in espansione. In un Universo sìffatto la materia deve occupare uno spazio via via maggiore e quindi mi sembra logico che i filamenti di galassie (legati tra loro come in una ragnatela) si allunghino come un cewingum tirato. Per quanto riguarda invece l’analisi delle singole galassie, mi convince la teoria che vede le galassie essere il prodotto del buco nero supermassiccio centrale. Infatti per me non si troveranno mai galassie spiraliformi senza un buco nero massiccio al centro. Al massimo nelle fusioni di galassie si potrà assistere alla danza dei buchi neri che si avvicinano sempre di più come due ballerine che si tengono per mano e ruotano sempre più velocemente. Al termine della fusione, in modo del tutto analogo alla fusione di due stelle “normali”, si avrà un solo buco nero e una sola galassia. Immagini che mi ricordano anche funzionalmente una galassia sono un tornado visto dall’alto con tromba d’aria centrale e il mulinello d’acqua nella vasca dopo che è stato tolto il tappo. Se l’acqua non cadesse nello scarico non si formerebbe nessun mulinello, così come se non ci fosse nessun buco nero al centro, non si formerebbe nessuna galassia spiraliforme, ma al massimo una nebulosa diffusa.
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