Ripresa la navetta Orion di Artemis I: ecco un’immagine da record – 27 novembre 2022

L’astrofisico Gianluca Masi, fondatore e Responsabile Scientifico del Virtual Telescope Project, è riuscito nell’impresa di fotografare la navetta Orion della Missione Artemis I, in orbita attorno alla Luna, mentre si avvicinava alla massima distanza in assoluto dalla Terra. Ecco il racconto di questa avventura.

La navetta Orion di Artemis I in orbita attorno alla Luna. 27 novembre 2022.

La navetta Orion di Artemis I in orbita attorno alla Luna. 27 novembre 2022.

La sera del 27 novembre, poco dopo il tramonto, ho potuto finalmente tentare un’impresa che avevo in mente da tempo, soprattutto da fine agosto, ovvero da quando è diventata concreta la possibilità di lanciare Artemis I, volo inaugurale della nuova straordinaria avventura che ci riporterà sulla Luna e oltre, con consapevolezza e ambizioni del tutto inedite.

L’idea originaria era quella di mostrare poco dopo il decollo la navetta Orion, oggetto di test approfonditi in questo volo inaugurale giustamente senza equipaggio, mentre volava verso la Luna. Davvero una primizia storica.

I vari rinvii imposti da oggettive ragioni tecniche e meteo (espressione di grande responsabilità, sia chiaro: non si “vara” una missione spaziale importante e complessa come questa se non vi sono le migliori condizioni per il lancio) prima e – dopo la partenza di Artemis I lo scorso 16 novembre – il maltempo italiano (che ovviamente ha compromesso ogni possibilità di riprendere il cielo dal Belpaese) mi hanno costretto ad una lunga attesa, con la navetta Orion giunta intanto in orbita attorno alla Luna.

Per di più, proprio il nostro satellite naturale, nella sua posizione orbitale, era di difficile accesso dalla Terra: la Luna è stata nuova il 24 novembre, dunque per i giorni a ridosso di quella data era visibile solamente all’alba o al tramonto molto bassa sull’orizzonte, in pieno crepuscolo, quindi contro un cielo ancora chiaro: difficile immaginare condizioni peggiori per riprendere un oggetto di nemmeno dieci metri a oltre 420 mila km dalla Terra, per di più ridimensionato in luminosità proprio dalla modesta “fase”, al pari della Luna.

La prima occasione plausibile, seppur davvero estrema, si è proposta due sere fa: un cielo molto terso, con la Luna crescente ancora ridotta ad una falce sottile (poiché Orion è nelle sue vicinanze, la luminosità della Luna intralcia grandemente l’osservazione del manufatto) mi hanno spinto a tentare l’impresa, indubbiamente più difficile del proposito iniziale (che avrebbe visto Orion molto più vicina alla Terra).

Il 26 novembre, tra l’altro, Orion aveva messo un vero record: quello del velivolo spaziale predisposto al volo umano arrivato in assoluto più lontano dopo Apollo 13 (quel sorvolo avvenne però con un equipaggio, al tempo oggetto del più incredibile salvataggio spaziale della storia): il 27 sera la navetta si sarebbe comunque trovata ancor più distante, ben oltre l’orbita lunare, a più di 420 mila km da noi.

Insomma, sebbene il cielo fosse sereno, le condizioni geometriche e astronautiche erano lontane dall’essere ideali. Del resto, non a caso ho definito “impresa” il tentativo di catturare la navetta attraverso il telescopio: fosse stato facile, avrei adoperato ben altri termini.

Confermata la stabilità del meteo favorevole, ho provveduto a calcolare i dati relativi alla navetta, approfittando delle informazioni disponibili tramite il servizio Horizons del Jet Propulsion Laboratory della Nasa: posizione e moto apparente in primis, essenziali per puntare e – fondamentale! – inseguire Orion proprio durante le riprese.

Intorno alle 17:00 del 27 novembre, tutto era pronto: l’osservatorio di Ceccano (FR) aperto, i dati di puntamento caricati sul sistema di controllo robotico del telescopio che avevo scelto per l’impresa, i rivelatori alla temperatura operativa di -15 gradi centigradi. Quindici minuti più tardi, ho avviato l’intero sistema, puntando lo strumento verso la posizione attesa di Orion e impostando sulla montatura del telescopio l’inseguimento del soggetto. Ormai, bisognava solo vedere se la navetta era o no alla portata della ripresa.

Con un fondo cielo ancora chiaro per via del crepuscolo, ulteriormente compromesso dalla luce della Luna, distante soli 6 gradi della navetta, ho catturato una prima immagine: subito, nella posizione attesa ho intravisto la presenza di “qualcosa”. Cercando di contenere l’entusiasmo – poteva benissimo essere un artefatto – ho allora effettuato una ripresa più profonda. L’attesa, interminabile, si è conclusa con l’immagine visualizzata a monitor.

Una delle immagini di questo storico tentativo, assieme al sistema di controllo del telescopio: Orion è il piccolo punto luminoso al centro dell ripresa, tra le tracce delle stelle.

Una delle immagini di questo storico tentativo, assieme al sistema di controllo del telescopio: Orion è il piccolo punto luminoso al centro dell ripresa, tra le tracce delle stelle.

Tra le tracce allungate delle stelle, dovute all’inseguimento della navetta da parte del telescopio, si stagliava più evidente proprio quel punto luminoso che avevo visto subito, ora finalmente identificabile con certezza proprio con Orion! Ho ottenuto diverse immagini in sequenza, tutte confermavano la presenza di Orion, in movimento sullo sfondo delle stelle. Al momento della ripresa, la navetta si trovava sensibilmente oltre l’orbita della Luna, a circa 427 mila km dal nostro pianeta, in viaggio verso il punto più lontano che avrebbe raggiunto l’indomani. Il soggetto era a meno di venti gradi di altezza sull’orizzonte sud-ovest.

Dunque, il mio iniziale proposito di catturare una storica immagine di Orion in volo si è concretizzato in condizioni ancor più estreme, che rendono il risultato decisamente più prezioso.

Per questa impresa, ho utilizzato da remoto l’unità robotica avanzata “Elena”, parte del progetto Virtual Telescope, consistente in un telescopio Planewave da 432mm di diametro, installato su una montatura Paramount ME della Software Bisque e dotato di una camera CCD STL-6303 della Santa Barbara Instruments Group.

L’autore con il telescopio robotico utilizzato per ottenere l’immagine di Orion.

L’autore con il telescopio robotico utilizzato per ottenere l’immagine di Orion.

Sono felice di condividere con voi l’immagine.

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