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Telescopio: i primi passi

La scelta del primo telescopio solleva mille dubbi: quanto spendere, quale scegliere, cosa vedrò? A grande richiesta, proponiamo una serie di articoli utili ad orientare i curiosi del cielo alle prime armi. Qui presentiamo le varie tipologie di telescopi: rifrattori, riflettori e catadiottrici.

Un telescopio riflettore da 150 mm di apertura su montatura equatoriale alla tedesca

Un telescopio riflettore da 150 mm di apertura su montatura equatoriale alla tedesca

Ogni appassionato del cielo, presto a tardi, sarà ostaggio di un semplice eppure irresistibile desiderio: possedere un telescopio. Dopo aver osservato il cielo ad occhio nudo, aver riconosciuto le principali costellazioni, aver dato del tu alle stelle più brillanti, ci sarà l’irresistibile richiamo dell’ “oltre”. Cosa ci cela negli abissi cosmici, al di là dei limiti dell’occhio? Dove si nascondono quelle galassie, nebulose e ammassi stellari che, con i loro ineguagliabili colori e le loro forme elegantissime, ammiccano dalle pagine del nostro libro di astronomia preferito? Certamente, uno strumento ottico  potrebbe aiutarci a scoprirlo.

Tra tale cruciale domanda e la risposta giusta vi sono, nel mezzo, innumerevoli dubbi. Questi finiscono, talvolta, con il demotivare l’appassionato di turno, infine allontanandolo dal proprio proposito, quando non addirittura dall’interesse astronomico iniziale. Certo, orientarsi le prime volte nella fittissima selva popolata di telescopi, binocoli e cannocchiali di ogni foggia non è banale e la vivacità del mercato, con numerose varianti di modello e di prezzo, contribuisce non poco ad alimentare confusione nel principiante.

Eppure non è difficile affrancarsi da questo caos telescopico. Ancor prima di mettere mano al portafoglio, conviene intanto riflettere su cosa sia un telescopio, in che modo esso può aiutarci e quali siano i suoi sinceri limiti. Una volta “messi a fuoco” questi aspetti, sapremo orientarci molto meglio.

Cos’è un telescopio?

Senza temere di sembrare banali, possiamo affermare che un telescopio, etimologia alla mano, consente di “guardare lontano“. Questa qualità, nel caso astronomico, ne contiene un’altra, a mo’ di corollario: lo strumento consente di vedere astri più deboli di quelli accessibili ad occhio nudo. Insomma, esso consente di vedere di più e meglio rispetto al naturale senso della vista.

Volendo ridurre il tutto all’osso, un telescopio consiste in un sistema ottico chiamato obiettivo, spesso inserito in un tubo in alluminio, cui va aggiunto un secondo sistema ottico, l’oculare, al quale l’osservatore accosta il proprio occhio e cambiando il quale varia l’ingrandimento. Tale tubo ottico è sostenuto da un supporto meccanico detto montatura, che ne consente il movimento e il puntamento, appoggiandosi a terra mediante un treppiede. Due parole sull’ingrandimento: in questo articolo lo trascureremo del tutto. Scopriremo più avanti che esso è una caratteristica non primaria del sistema telescopio.

L’obiettivo: rifrattori, riflettori, catadiottrici.

L’obiettivo è senza dubbio un elemento essenziale, il cuore del sistema telescopio. Esso ha il compito di raccogliere la luce del corpo celeste osservato e di farla convergere al proprio fuoco, in prossimità del quale andrà collocato l’oculare per la visione. Il tutto deteriorando l’immagine il meno possibile. Caratteristiche essenziali di un obiettivo astronomico sono il suo diametro e la lunghezza focale: il primo, in particolare, stabilisce quanta luce esso raccoglierà (maggiore il diametro, maggiore la quantità di luce raccolta) e quanti dettagli ci saranno nell’immagine (maggiore il diametro, maggiore sarà il cosiddetto potere risolutivo). La lunghezza focale è indicativa dell’ingombro del tubo ottico e della scala dell’immagine nel caso di applicazioni fotografiche (si pensi ai teleobiettivi).

Importante in qualsiasi telescopio è la cosiddetta relazione d’apertura (o rapporto focale). Essa si ottiene dividendo la lunghezza focale per il diametro, esprimendo entrambi nella stessa unità di misura, ad esempio in millimetri. Uno strumento dotato di un obiettivo da  150 mm e lunghezza focale di 2250 mm ha una relazione d’apertura pari a 2250/150= f/15. Tale rapporto stabilisce la cosiddetta “luminosità” dello strumento, che richiama direttamente quella di un obiettivo fotografico e i relativi diaframmi.

Il concetto di lunghezza focale ("focal length") dell'obiettivo ("Objective lens") e dell'oculare ("eyepiece")

Il concetto di lunghezza focale (“focal length”) dell’obiettivo (“Objective lens”) e dell’oculare (“eyepiece”)

Al fine di dirigere al punto focale la radiazione raccolta, un obiettivo può operare secondo il fenomeno fisico della rifrazione (la radiazione attraversa il mezzo ottico) o della riflessione (la radiazione si riflette sulla superficie ottica), o ancora combinandoli entrambi. Nel primo caso si parla di telescopio rifrattore, nel secondo di riflettore e nel terzo di catadiottrico. Come è facile intuire, non esiste una tipologia ideale, altrimenti essa si sarebbe imposta a scapito delle altre. Ciascuna di esse ha i suoi pro e i suoi contro, che vanno ponderati, specie nella scelta di un telescopio importante.

Nel rifrattore l’obiettivo è costituito almeno da due lenti (una singola lente introdurrebbe non poche imperfezioni – aberrazioni – tanto che nessuno strumento ottico astronomico prescinde dall’uso di almeno un doppietto di lenti, detto acromatico). Esso è posto all’estremità del tubo ottico e la luce, attraversandolo, converge verso il fuoco, posto in prossimità dell’altra estremità del tubo. Proverbialmente, i rifrattori offrono le immagini più incise e leggibili, con ricchezza di dettaglio. Sono strumenti eccellenti per l’osservazione planetaria, lunare e ad alto ingrandimento.

Schema Telescopio Rifrattore. "Eyepiece" è l'oculare, "Focus" il fuoco dell'obiettivo. La luce entra da destra ("incoming light") e finisce, attraverso l'oculare, nella pupilla dell'occhio ("Pupil of the Eye").

Schema Telescopio Rifrattore. “Eyepiece” è l’oculare, “Focus” il fuoco dell’obiettivo. La luce entra da destra (“incoming light”) e finisce, attraverso l’oculare, nella pupilla dell’occhio (“Pupil of the Eye”).

Il tubo ottico è ovviamente chiuso, il che aggiunge stabilità all’immagine, grazie all’assenza di turbolenze interne. Fino a 20 anni or sono, un piccolo telescopio rifrattore era quasi sempre lo strumento d’esordio per un appassionato. Ancora oggi è senza dubbio consigliabile, anche per via della quasi totale assenza di manutenzione: se usato con attenzione, un tubo ottico rifrattore non ha bisogno di nessun intervento manutentivo che sia diverso dalla rimozione – quando è davvero necessario! – di eventuale polvere e sporcizia.

Oggi il mercato offre piccoli telescopi rifrattori a prezzo contenuto, laddove un tempo essi erano sensibilmente più costosi di un riflettore. Dopo tutto, utilizzare almeno due lenti significa che ci sono non meno di quattro superfici da lavorare entro le strettissime tolleranze ottiche, inoltre il vetro deve essere attraversato dalla luce, sicché  dovrà essere puro, di qualità ottica.

Aberrazione cromatica: i vari colori vengono dispersi è messi a fuoco in punti diversi

Aberrazione cromatica: i vari colori vengono dispersi è messi a fuoco in punti diversi

L’attraversamento da parte della luce di un doppietto di lenti realizzate con vetri ordinari tende a disperdere i colori, creando un residuo chiamato aberrazione cromatica. Essa può essere molto fastidiosa, specie quando la relazione di apertura è molto spinta, diciamo inferiore a 8. Per questo i rifrattori classici sono sempre molto lunghi rispetto al diametro. Per rimediare a questo problema insito nella fisica, le lenti vengono realizzate utilizzando vetri a bassa dispersione o assemblate in sistemi più complessi (ad esempio un tripletto). I telescopi più performanti in tal senso sono definiti apocromatici: sono strumenti straordinari, ma il loro costo è proporzionato alla loro classe.

Il riflettore, come suggerisce il nome, ha un obiettivo costituito da uno specchio primario concavo, di profilo opportuno, sul quale la luce incidente si riflette, convergendo al fuoco, che quasi sempre si trova dinanzi allo specchio (verso la sorgente). Per questo quasi sempre occorre un secondo specchio per dirigere la luce in una posizione fruibile, senza che l’osservatore “eclissi” proprio l’obiettivo. Nei grandi riflettori, come il leggendario strumento da 5 metri di Mount Palomar, lo specchio è così grande che l’osservatore poteva mettersi direttamente al fuoco, davanti allo specchio, senza ostruirlo. I riflettori più diffusi al giorno d’oggi si ispirano al progetto di Newton (per questo sono definiti “newtoniani”), in cui lo specchio primario ha una curvatura di tipo sferico o parabolico e il secondario, piano, devia l’immagine di lato, a 90 gradi.

Schema Telescopio Riflettore Newtoniano: la luce entra da sinistra nell'apertura ("aperture"), si riflette sull'obiettivo ("objective") e viene inviata dallo specchio secondario nell'oculare ("eyepiece")

Schema Telescopio Riflettore Newtoniano: la luce entra da sinistra nell’apertura (“aperture”), si riflette sull’obiettivo (“objective”) e viene inviata dallo specchio secondario nell’oculare (“eyepiece”)

Concettualmente, uno strumento riflettore ha solo due superfici da lavorare con precisione ottica e la radiazione si riflette sullo specchio, senza dover attraversare il mezzo. Da qui si intuisce il costo inferiore a priori rispetto ad un rifrattore. A parità di  impegno economico, si può accedere ad un telescopio di maggiore diametro. La manutenzione di un riflettore è più complessa, richiedendo a volte che l’ottica sia collimata (gli specchi sono soggetti ad un normale, rimediabilissimo disallineamento già con il semplice trasporto).

La riflessione, a differenza della rifrazione, non è dispersiva sulle differenti lunghezze d’onda, sicché uno strumento a specchi è virtualmente esente da aberrazione cromatica, soffrendo però di altri “malanni”. Inoltre, il tubo aperto, può rendere lo strumento più sensibile alla turbolenza interna, mentre lo specchio secondario, posto di fronte al primario, costituisce un’ostruzione non banale. Il minor costo consente, a parità di spesa, di disporre di obiettivi di maggior diametro, dunque capaci di osservare astri più deboli e, teoricamente, di fornire un maggior potere risolutivo.

I telescopi catadiottrici combinano elementi a rifrazione e riflessione, al fine di ottenerne vantaggi salienti, come una maggiore compattezza del tubo, in barba ad una lunghezza focale importante. Questi strumenti si sono gradualmente imposti sul mercato, rappresentandone oggi una fetta imponente, con grandi benefici quando si deve contenere l’ingombro e ottimizzare le possibilità di trasporto del tutto. La loro manutenzione si colloca, come difficoltà, ad un livello intermedio tra le due tipologie “primitive”, così come solitamente accade al loro costo, a parità di diametro.

Schema Telescopio Catadiottrico di tipo Maksutov: la luce entra da sinistra, attraversa la lastra corretrice ("correcting lens") e si riflette sullo specchio primario ("primary mirror"), diretta al secondario ("secondary mirror"), ricavato direttamente sulla lastra. Da lì,, si dirige al fuoco.

Schema Telescopio Catadiottrico di tipo Maksutov: la luce entra da sinistra, attraversa la lastra corretrice (“correcting lens”) e si riflette sullo specchio primario (“primary mirror”), diretta al secondario (“secondary mirror”), ricavato direttamente sulla lastra. Da lì, si dirige al fuoco.

Per molti la scelta di uno strumento catadiottrico s’impone proprio per motivi logistici. Il desiderio o l’esigenza di un generoso diametro, da utilizzarsi però in spazi ristretti, oppure da trasportare spesso – magari sotto un cielo migliore di quello urbano – trova nello schema catadiottrico una soluzione preziosa. Queste ottiche sfoggiano relazioni d’apertura superiori a f/8 mantenendo il tubo molto corto (grosso modo un quarto della lunghezza focale nominale), con gli immaginabili vantaggi sulla maneggevolezza.

Insomma, quale scegliere? Premesso che se vi fosse una risposta definitiva non esisterebbe una tale varietà, si può però affermare che:

  • se ci interessa un’immagine pura, da sfruttare per osservazioni di dettaglio di luna e pianeti, allora un rifrattore si rivelerà utilissimo, specie se apocromatico;
  • se la nostra passione è per i deboli oggetti del cielo profondo, sarà il diametro a fare al differenza, sicché un riflettore newtoniano sarà un valido alleato;
  • se siamo costretti a dover contenere l’ingombro, senza rinunciare ad un’apertura generosa, un catadiottrico sarà difficilmente sostituibile da altro.

Una cosa è bene tenere presente: il miglior telescopio è quello che si utilizza più spesso e più volentieri. Scontato? Non proprio. Acquistare uno strumento imponente, senza disporre di uno spazio adatto per utilizzarlo, significa finire con il non usarlo mai. Ci ritroveremmo un oggetto difficilmente gestibile, scomodo da trasportare. Pertanto, la prima cosa da fare è interrogarsi sulla logistica. Nulla rende più felice l’appassionato osservatore del cielo di uno strumento che gli risulta congeniale. Se abbiamo poco spazio, se la nostra postazione è una finestra o un piccolo balcone, optiamo per un telescopio più piccolo: non ce ne pentiremo mai.

Nel prossimo articolo, che pubblicheremo a breve, ci preoccuperemo di installare il nostro prezioso tubo ottico su una montatura idonea, al fine di utilizzare al meglio il nostro strumento telescopio.

Avete domande o suggerimenti? Lasciate il vostro commento, grazie!

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Comet 174P/Echeclus outburst: evolution of the coma from 29 Aug. to 06 Sept. 2016

Comet 174P/Echeclus underwent a bright, 3-mag. large outburst on 27 Aug. 2016, as reported by P. Camilleri.

174P/Echeclus was discovered in 2000, when it showed stellar appearance and was classified as a Centaur object (with number 60558), but in Dec. 2005 it showed clear cometary features.

Comet 174P/Echeclus outburst: evolution of the coma - 29 Aug., 02 Sept. and 06 Sept. 2016

Comet 174P/Echeclus outburst: evolution of the coma – 29 Aug., 02 Sept. and 06 Sept. 2016

As soon as the outburst was discovered, several observers started closely observing 174P. After looking at those reports, at Virtual Telescope we promoted comet 174P up to target of opportunity, giving it the highest priority. We imaged it for the first time on 29 Aug. 2016, thanks to good weather.

The images above come, from left to right, from the average of 5 x 180 seconds, 6 x 300 seconds and again 6 x 300 seconds exposures, respectively and were remotely taken with PlaneWave 17″+Paramount ME+SBIG STL-6303E robotic unit part of the Virtual Telescope. On the 6 Sept. image, the coma is at least 40 arc-seconds large.

We will continue observing this intriguing target, hoping the weather will cooperate with us.

It is worth to mention that there are several comets known for their outburst, 17P/Holmes and 29P/Schwassmann-Wachmann being the most famous ones.

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Near-Earth Asteroid 2016 RB1 exceptionally close encounter: an image and movie (06 Sept. 2016)

The near-Earth Asteroid 2016 RB1 while it safely approaches our planet - 07 Sept. 2016

The near-Earth Asteroid 2016 RB1 while it safely approaches our planet – 07 Sept. 2016

On 07 Sept. 2016, at 17:12 UT, the 10 meters large near-Earth asteroid 2016 RB1  will make an exceptionally close encounter with our home planet. At the flyby time, the asteroid will be at about 40.000 km from the Earth surface! That is 0.10 the average lunar distance, still a safe one. This interesting asteroid was discovered on 5 Sept. by  the Mount Lemmon Survey, in Arizona (USA).

At Virtual Telescope we managed to track it the day before, when it was discovered.

The image above is a 60-seconds exposure, remotely taken with PlaneWave 17″+Paramount ME+SBIG STL-6303E robotic unit available at Virtual Telescope. The robotic mount tracked the fast (15″/minute) apparent motion of the asteroid, so stars are trailing. The asteroid is perfectly tracked: it is the sharp dot in the center, marked with two white segments.

At the flyby time, the asteroid will be visible from the southern hemisphere only.

Below is an animation, showing the motion of asteroid 2016 RB1

The observations we made were used by the Minor Planet Center to calculate the orbit of this object, see MPEC 2016-R71 and MPEC 2016-R73.

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Asteroid (52665) Brianmay: an image – 02 Sept. 2016

Asteroid (52665) Brianmay, named after Brian May, Queen's guitarist and astrophysicist

Asteroid (52665) Brianmay, named after Brian May, Queen’s guitarist and astrophysicist

 

For many of us Brian May is, for many good reasons, a legend. Founder and guitarist of the epic rock band Queen, Brian also attained a PhD in Astrophysicist and co-founded Asteroid Day in 2014. Asteroid Day “is a global awareness campaign where people from around the world come together to learn about asteroids, the impact hazard they may pose, and what we can do to protect our planet, families, communities, and future generations from future asteroid impacts” (from the Asteroid Day website).

At Virtual Telescope we worked in the framework of Asteroid Day since the first, 2015 edition. In 2016 we also worked for it as official coordinators for Italy, with outstanding results. In addition, in 2016 we started to be an official partner of Asteroid Day.

While 30 June 2017 (the next Asteroid Day celebration) is still apparently far, at Virtual Telescope we already started working on it, as always in strong connection with the International team. As you know, asteroids are a  very important topic as part of our scientific and public activities and we can always provide first-hand stuff when talking about them. For example, last week we were the only facility in the world to perfectly track the near-Earth asteroid 2016 QA2 while it had an extremely close (within 85.000 km) encounter with the Earth.

But last night we wanted to image a special asteroid, no less than the one named after Brian May! It is officially named (52665) Brianmay: it was discovered in 1998 and named after Brian ten years later. This is the official citation released by the International Astronomical Union: “In 2007 Brian May (b. 1947) received his Ph.D. in astrophysics from Imperial College, London, for a thesis on zodiacal dust. Eight months later he became chancellor of Liverpool John Moores University. He is also lead guitarist and songwriter for the rock group “Queen”. The name was suggested by P. Moore.”.

The image above is the average of three, 300-seconds exposure, remotely taken with PlaneWave 17″+Paramount ME+SBIG STL-6303E robotic unit part of the Virtual Telescope. The robotic mount tracked the apparent motion of the asteroid, so stars are slowly trailing, while the asteroid is the little sharp dot in the center, marked with two white lines.

We want to thank Brian May for his tireless and inspiring dedication to public outreach about asteroids and their potential impact risks. We also thank all the people working with him, we are proud to cooperate with them.

A final thought: this image was grabbed three days before Freddie Mercury’s 70th Birthday. We want to thank Brian, Freddie and all the band for their music, which is so deeply part of our lives.

See you for Asteroid Day 2017!

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Venus kisses Jupiter: an exceptional planetary conjunction (27 Aug. 2016)

Venus and Jupiter are shining above the western skyline in Rome, at sunset - 27 Aug. 2016

Venus and Jupiter are shining above the western skyline in Rome, at sunset – 27 Aug. 2016

It happened, at last. Venus and Jupiter put on an epic show at sunset, with the closest conjunction we will see for several decades to come. Next kiss will be in 2065.

In the realm of the sky, planets are continuously moving against the stars. After all, this is why we call them “planets”, from the ancient Greek ἀστήρ πλανήτης astēr planētēs, or πλάνης ἀστήρ plánēs astēr, which means “wandering star“. From time to time, they apparently meet in the sky, making what we call a “conjunction”. Of course, it is only matter of perspective: while apparently close in the sky, planets are very far away each other.

Surely, conjunctions involving Venus and Jupiter are the most spectacular ones. Venus is the brightest object in the sky, after the Sun and the Moon, with Jupiter coming immediately after: having them very close in the sky is always a memorable sight. A Venus Jupiter conjunction is not a rare event, if we do not consider the angular separation. For example, one of these wonderful events happened on June 2015.

But the 27 Aug. 2016 conjunction had something unique: Venus and Jupiter were coming as close as 4 arcminutes, that is 1/8th of the angular size of the lunar disk. At Virtual Telescope we planned observations of this exceptional event well in advance, even if from Italy we could see the planets as close as 11 arcminutes or so.

Finally, the day arrived. As this event happened with the planets low in the western sky at sunset, it was mandatory to have a clear horizon. I selected a place in Rome I know very well, on the top of the legendary Capitoline Hill. The magnificent square and buildings there, designed by Michelangelo, make the visit worthwhile every time.

Every packed and ready

Every packed and ready

I was there 90 minutes earlier. I decided to bring with me some advanced equipment, to be ready to capture everything. I had two Canon 7D mark II DSLR cameras, equipped with Canon 70-200mm -f/2.8 and 17-55 mm – f/2.8 lenses, respectively. I also had two sturdy tripods and several further accessories, including a pair of binoculars. Quite a lot of stuff to bring on my shoulders, as you can see above!

Once there, I managed to have everything ready. While I’m very used to do these things, something wrong can always happen and you can miss something unique if you do a silly error because you are short in time. Experience, here, does not mean you can take it easily, but that you must take it seriously.

In 30 minutes, I had everything ready and decided to capture an image of the setup, as the background is one of the most beautiful sights you can have in Rome.

The setup used to image the 27 Aug. Venus-Jupiter conjunction

The setup used to image the 27 Aug. Venus-Jupiter conjunction

As it was a unique opportunity, I did an observing check the evening before, from Southern Rome. I could easily see both Venus and Jupiter at first sight, by naked eye. I also captured the image below.

Venus and Jupiter approaching their conjunction - Rome, 26 Aug. 2016

Venus and Jupiter approaching their conjunction – Rome, 26 Aug. 2016

Back to the “Big Evening”, soon after the sunset, I started scanning the western horizon with my binoculars and I immediately located Venus. A few seconds later, even Jupiter was obvious with the instrument. At this point, I was able to point both my DSLRs to the right place and started acquiring frames. Some minutes later, I was able to see both planets by naked eye, easily. How wonderful!

While I was working there, a just-married couple arrived, taking some pictures in such a beautiful set. They were from Russia. At some point, they asked me what I was doing with all that stuff. I showed them the conjunction and they were so happy that they wanted a picture with me as part of their album. You must be always ready to do Astronomy outreach!

Venus and Jupiter were setting with several domes on the foreground, including Saint Peter on the right - 27 Aug. 2016

Venus and Jupiter were setting with several domes on the foreground, including Saint Peter on the right – 27 Aug. 2016

Thanks to my setup, I was also able to capture some close-ups, keeping evidence of the beautiful skyline. I have found just perfect to run two different cameras at the same time, this is why I have several DSLR bodies, because in these cases you cannot change lenses without loosing something.

Venus and Jupiter were ready to leave after the exceptional show - 27 Aug. 2016

Venus and Jupiter were ready to leave after the exceptional show – 27 Aug. 2016

Once the planetary lovers, after their kiss, left the scenery, I started packing my equipment. Meantime, the darkness made the landscape so elegant that I wanted to capture a final shot, to bring the emotion with me.

S. Peter dome stands out in the twilight, soon after Venus and Jupiter disappeared below the horizon

S. Peter dome stands out in the twilight, soon after Venus and Jupiter disappeared below the horizon

It was over, this time. Venus and Jupiter will kiss again this way in 2065. Take note.

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Near-Earth Asteroid 2016 QA2 extremely close encounter: an exceptional image and movie (28 Aug. 2016)

Near-Earth Asteroid 2016 QA2 exceptional close encounter: 28 Aug. 2016

Near-Earth Asteroid 2016 QA2 exceptional close encounter: 28 Aug. 2016

On 28 Aug. 2016, at 01:26 UT, the 35 meters large near-Earth asteroid 2016 QA2 made an exceptionally close encounter with our home planet. At the flyby time, the asteroid was at about 84.000 km from the Earth surface! That is 0.22 the average lunar distance, still a safe one.

At Virtual Telescope we managed to cover it around the flyby, getting amazing images.

The image above is a 60-seconds exposure, remotely taken with PlaneWave 17″+Paramount ME+SBIG STL-6303E robotic unit available at Virtual Telescope. The robotic mount tracked the EXTREMELY VERY FAST(1500″/minute) apparent motion of the asteroid, so stars are trailing. The asteroid is perfectly tracked: it is the BRIGHT, sharp dot in the center. This is with no doubts a super result, showing the amazing capabilities of the Virtual Telescope in tracking extremely demanding asteroids.

Below is a stunning video, showing the extremely fast apparent motion of 2016 QA2. The video is 113X faster than the real motion.

See also Venus kisses Jupiter: images of a exceptional conjunction

2016 QA2 movie: click for full res version

2016 QA2 movie: click for full res version

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Perseidi 2016: Guida pratica all’Osservazione

La pioggia delle Perseidi

La pioggia delle Perseidi

Aggiornamento (30 luglio 2016): d’accordo con alcuni modelli, è possibile che le Perseidi quest’anno ci regalino un picco particolarmente generoso (outburst) tra l’11 e il 12 agosto, con una previsione di circa 200 meteore per ora. Questo è dovuto all’effetto gravitazionale di Giove sulle nubi di polvere della cometa madre (la Swift-Tuttle), che se spostate in direzione dell’orbita terrestre produrrebbero un incremento di attività. Per quest’anno, secondo gli studiosi, si potrebbe ricadere proprio in una di queste circostanze. La durata prevista di tale outburst è di circa mezza giornata, il momento del massimo previsto è intorno alle 02:30 estive del 12 agosto. La notte tra l’11 e il 12 agosto è dunque immancabile.

Puntuale come ogni anno, ritorna l’appuntamento con le celebri meteore di agosto, le popolari “Lacrime di San Lorenzo”, meglio note come Perseidi. Senza dubbio si tratta dell’evento astronomico più popolare, capace di suscitare sempre curiosità ed interesse presso il grande pubblico, complice il periodo estivo e le vacanze, magari trascorse sotto un cielo limpido e buio.

La tradizione collega il fenomeno al martirio di San Lorenzo, che secondo la tradizione arse sulla graticola nel 258, la cui ricorrenza  si celebra proprio il 10 agosto e da cui deriva il nome popolare dello sciame; tuttavia, esso è attivo per molti giorni intorno al vero picco di visibilità, che cade al giorno d’oggi tra il 12 e 13 agosto. Al massimo si possono osservare mediamente fino a 100 meteore per ora, a patto di osservare nella seconda parte della notte. Idealmente, le osservazioni vanno condotte da un luogo buio, poiché la luce artificiale abbatte drasticamente il numero di meteore visibili. Non sono necessari telescopi o altri dispositivi, poiché l’occhio nudo è senza dubbio ideale per cogliere il guizzo improvviso di tali scie luminose, grazie alla visione panoramica naturale.

Cielo visibile il 13 agosto, alle ore 2.30 estive (con marcata la posizione del radiante)

Cielo visibile il 13 agosto, alle ore 2.30 estive (con marcata la posizione del radiante)

Lo sciame delle Perseidi è originato dalla cometa Swift-Tuttle, scoperta nel 1862. Fu proprio l’astronomo italiano Giovanni Virginio Schiaparelli (il “padre” dei canali di Marte) a stabilire, nel XIX secolo, una connessione tra le meteore e la cometa indicata, meccanismo questo di interesse generale per gli sciami. Il fenomeno si verifica proprio quando la Terra passa in prossimità dell’incrocio tra la sua orbita e quella della cometa in questione, “tuffandosi” così nella nube di polveri seminata da quest’ultima lungo il proprio percorso attorno al Sole. Questi grani di polvere, penetrando a gran velocità nell’atmosfera terrestre, bruciano per attrito, lasciando così nel cielo la caratteristica scia. Questo svela perciò che a “cadere” non sono affatto le stelle, piuttosto le briciole della cometa citata. La Swift-Tuttle è un astro chiomato periodico, che ritorna ogni 135 anni circa. L’ultimo passaggio risale al 1992.

Alcune Perseidi del 6 agosto 2014

Alcune Perseidi del 6 agosto 2014

Le meteore sono osservabili ogni notte serena dell’anno, ma è possibile scorgerne in maggior numero proprio in corrispondenza di questi incontri “orbitali”, quando dunque vi è una maggior quantità di polvere pronta ad entrare nell’atmosfera. In tali casi si parla di sciami di meteore: quello di agosto è solo il più popolare, ma ve ne sono altri di notevole interesse nel corso dell’intero anno.

Il nome delle Perseidi deriva dalla posizione occupata nel cielo dal radiante, ossia il punto dal quale prospetticamente le meteore sembrano scaturire: in questo caso, esso si proietta in direzione della costellazione di Perseo, celebre protagonista del firmamento autunnale. Tuttavia, le meteore appaiono in tutto il cielo: ripercorrendo idealmente all’indietro le scie delle Perseidi, esse convergerebbero proprio nel radiante, la cui posizione è moderatamente variabile nel corso dei giorni.

Costellazione di Perseo al 13 agosto, ore 2.30 estive

Costellazione di Perseo al 13 agosto, ore 2.30 estive

Pur nella ricorrenza del fenomeno, non tutte le “annate” sono uguali. Il numero di meteore effettivamente visibili, rimanendo comunque sempre interessante (con almeno 50 meteore all’ora a ridosso del massimo), conosce sensibili fluttuazioni. In primo luogo, le piogge più intense sono quelle prossime al ritorno della cometa, che rifornisce la propria traiettoria di polvere “fresca”. Inoltre, può accadere che nel periodo di massima attività delle Perseidi sia presente la Luna, magari prossima alla fase piena, con un pesante effetto negativo sulla visibilità delle meteore. Ad esempio, nel 2014, proprio intorno alla data del massimo, essa era visibile per tutta la notte, risultando così fatalmente invadente.

Dopo un buon 2015, per il 2016 le circostanze saranno ancora favorevoli. La Luna, infatti, sarà al primo quarto il 10 agosto, tramontando nelle prime ore della notte e lasciando libere quelle finali, le più importanti per le osservazioni. Tecnicamente si può osservare a qualsiasi ora della notte, ricordando però che nella seconda parte di essa si assiste ad un sensibile aumento dell’attività meteorica, poiché all’alba l’osservatore è sulla parte della Terra che avanza lungo la propria orbita verso le polveri cometarie, dunque è come se vedesse dal “parabrezza”, anziché dal “lunotto” posteriore del nostro pianeta.

Il massimo è previsto tra le 15:00 e le 17:30 del giorno 12 agosto, dunque le prime ore del 12 e del 13 agosto saranno ideali per le osservazioni: in entrambi i casi, infatti, la Luna non interferirà.

NB: RIGUARDO AL PICCO, si legga quanto riportato all’inizio dell’articolo!

Come si diceva, l’osservazione ad occhio nudo è senza dubbio la migliore, mentre è importante scegliere un sito osservativo il più lontano possibile dall’inquinamento luminoso, vero nemico dell’osservazione del cielo e disastrosa evidenza di un immenso spreco di energia elettrica.

Ripresa fotografica

Chiunque disponga di una fotocamera capace di esposizioni relativamente lunghe può tentare, senza difficoltà, la ripresa delle Perseidi più brillanti. Le probabilità di successo dipendono da svariati fattori, come l’area di cielo inquadrata nella ripresa, la luminosità dell’obiettivo impiegato, la sensibilità ISO adottata.

Maggiore è il campo inquadrato, maggiori saranno le possibilità di intercettare la traccia di una meteora. Ottimi in tal senso gli obiettivi super grandangolari (con focale inferiore ai 20mm) e gli obiettivi “fish-eye”, specie se di buona luminosità (più aperti di f/4). Utile impostare sulla fotocamera sensibilità pari a 800/1600 ISO, compatibilmente con il rumore della fotocamera. Si raccolgono così immagini in sequenza, ciascuna con esposizione di 30/60 secondi (verificare il grado di annerimento del fondo cielo, dipendente dal locale inquinamento luminoso), magari puntando in direzione del radiante.

 

Non perdete questa ottima annata delle Perseidi!

A cura di Gianluca Masi

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The 20 July 2016 Full Moon rises above the Colosseum

Full Moon rising above the Colosseum, on 20 July 2016

Full Moon rising above the Colosseum, on 20 July 2016

On 27 July 2016 the world celebrated the 47th anniversary of the Apollo 11, when the first men reached the Moon. That night the Moon was full, so I managed to grab it with our robotic telescopes.

Later the same day, I wanted to capture the Moon again, this time including something very special from Rome. I did some calculation to see if there was a chance to see the Full Moon rising above nothing less than the Colosseum. I had to find a place from where the Colosseum was showing WSW, the same direction of the rising Moon. It was not easy, but at the end I won. I located a spot over the Capitoline Hill very likely facing the right azimuth.

I reached the place bringing with me my cameras, my tripod and my 70-200 lens. I had a wonderful view above the Roman Forum, with the Colosseum on the background. I prepared everything soon after the sunset, making some final checks to be sure to be in the right place. People around were quite curious to see me so equipped and a few of them decided to have their cameras handy, too.

At some point, the Moon started to show and… it was exactly where I hoped! Our satellite had an extremely beautiful pale-red hue, contrasting with the blue sky all around it. A cloud was gently playing with it, too. You can see an image at the beginning of this post.

I must say it was so difficult to take photographs: the view was so precious that you wanted to look at it all the time. Meantime, the scene evolved with the twilight, while the Moon was higher and higher. The Moon was by itself a great sight, but the surrounding made the experience very unique. The Roman Forum at night is a breathtaking experience, give it a try, but add the Full Moon at twilight and it will blow your mind, definitely.

The Arc of Titus (right), the Colosseum and the Full Moon - 20 July 2016

The Arc of Titus (right), the Colosseum and the Full Moon – 20 July 2016

At some point, it was time to go. Well, it was hard to leave, but at least I had what I hoped. Meantime, several curious people gathered there, attracted by my setup, and I had to give a quick presentation about the Apollo 11 mission and the Moon. Before leaving, I had a last sight, with the sky now much darker and the Moon much brighter. I just had the time to capture another immortal fragment of beauty and left the place.

The beautiful Full Moon is shining above the Roman Forum

The beautiful Full Moon is shining above the Roman Forum

These experiences make you looking forward to the next chance, so I keep my camera and my imagination ready, as we will have more opportunities very soon.

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Happy 47th birthday, Apollo 11! – 20 July 2016

The 20 July 2016 Full Moon, celebrating the 47 years since the Apollo 11 landing

The 20 July 2016 Full Moon, celebrating the 47 years since the Apollo 11 landing

On July 20, 1969, 20:18:04 UTC, the Apollo 11 lunar lander touched the Moon: for the first time, man was walking on another world. This event marked the human history.

Now, 47 years are gone from that epic effort, so at Virtual Telescope we wanted to celebrate this. On 20 July 2016, the Moon was full. We managed to capture it remotely, covering the full disc with a two-panes mosaic, with the PlaneWave 17″ robotic unit. We used a OIII filter to reduce the amazing brightness of the subject. The resulting image is well worth a look.

We marked the position where astronauts landed, so you can easily find the right place.

Happy Birthday, Apollo 11.

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A record Venus-Jupiter conjunction: 27 Aug. 2016

2016 Venus-Jupiter Conjunction. Simulation for Rome, 27 Aug. 2016, 20:15 local time

2016 Venus-Jupiter Conjunction. Simulation for Rome, 27 Aug. 2016, 20:15 local time

The sky, once again, is ready to impress us with something unique. Next 27 August, planets Venus and Jupiter will have an extremely close conjunction: they will show very close each other, so be ready.

Venus and Jupiter approaching their conjunction - Rome, 26 Aug. 2016

Venus and Jupiter approaching their conjunction – Rome, 26 Aug. 2016

This conjunction is a true record: the minimum angular distance between the two involved planets will be less than 4′ arcminutes, that is only 1/8th of the angular size of the lunar disc. A quick check suggests this is the closest conjunction we will see at least for the next 40 years.

2016 Venus-Jupiter conjunction: a close up. 27 Aug. 2016, 22:30 UT

2016 Venus-Jupiter conjunction: a close up. 27 Aug. 2016, 22:30 UT

Planets, from the Ancient Greek ἀστήρ πλανήτης astēr planētēs, or πλάνης ἀστήρ plánēs astēr, which means “wandering star“, are continuously moving across the zodiacal stars, each with a different motion. The faster Venus, now back in the evening sky, will reach Jupiter, slowly sinking in the solar glare, at  the end of its visibility season. At some point, the two planets will be extremely “close” each other. Of course, this is only an apparent, prospective meeting: Jupiter is much farther than Venus: 953 millions of km vs. 232 millions of km from us, respectively.

Unfortunately, this rare Venus-Jupiter conjunction is happening with both the planets quite low in a bright sky, soon after sunset. The solar elongation of the planets is 22 degrees. A binocular will be very useful to spot this unique encounter; furthermore, it is mandatory to have a clear horizon on the west, so the best observing site would be at the sea.

Please note: the Sun can very seriously damage your eyes, even with a casual sight, so please wait for the Sun to set before you start exploring that patch of the sky looking for the planets.

Venus and Jupiter, partly covered by a tiny cloud, are enriching the sight of the skyline in Rome: 29 June 2015

Venus and Jupiter, partly covered by a tiny cloud, are enriching the sight of the skyline in Rome: 29 June 2015

The close conjunction will be at its best on 27 Aug. 2016, around 22:30 Universal Time. This will make people in most of Southern America quite happy. Of course, everyone will have the best moment to spot this wonderful cosmic happening. As we said, the observing conditions for this Venus-Jupiter conjunction, especially for those living north of the equator, are quite critical, so it is important to carefully plan the observations.

Considering this extreme proximity, Venus and Jupiter can be imaged/seen together with powerful enough telescopes. This will makes possible to capture both a gibbous Venus  and Jupiter’s satellites, hardly with some details on the latter. But please don’t be obsessed to capture images: give you a chance to SEE this wonderful, cosmic gift.

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